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Spettacoli incantevoli |
Il territorio perugino offre ai nostri occhi spettacoli incantevoli.
Intorno a Monte Tezio, la vegetazione, ricca e varia, accompagna con i suoi colori il succedersi delle stagioni. Verde e giallo predominano in primavera e in estate con pennellate di ginestre tra rocce, piante rigogliose e campi di grano che maturano trasformando il verde in oro. Tinte più calde e accese fanno da cornice ai mesi autunnali, mentre l'inverno, a volte bianco di una neve sempre più rara, non è mai spento e spoglio, grazie alla presenza di conifere ed altri sempreverdi. E nel mezzo di questa natura che emoziona, ispira e commuove, all'improvviso, come per magia, spuntano, da un tempo passato, castelli e ville sontuose, piccole chiese tra gli alberi e persino tombe antichissime, nascoste nel folto di un bosco.
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Villa del Colle del Cardinale |
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Nella seconda metà del '500, Perugia e le terre occidentali del Lago Trasimeno furono protagoniste di evoluzioni culturali sostenute dal mecenatismo della Famiglia della Corgna. “Familia Notabilis”, già nel tredicesimo secolo, accrebbe potere e fama con l'elezione di Papa Giulio III, nel 1550, ovvero di Giovanni Maria Ciocchi Del Monte, fratello di Giacoma, sposa di Francesco della Corgna. I loro figli Ascanio (1514-1571) e Fulvio (1517-1583), rivestirono ruoli fondamentali sia in campo militare che religioso per la cura ed il governo dello Stato di Castiglion del Lago e del Chiugi. Ascanio intrecciò la sua storia con gli eventi bellici più importanti del tempo; personaggio vivace, amante delle arti, in particolare del-l'architettura, ne approfondì la conoscenza con la guida di Galeazzo Alessi (1512-1572). Sposò Giovanna Baglioni, da cui non ebbe figli ed adottò Diomede Della Penna, figlio di sua sorella Laura e di Ercole Della Penna, ed è a favore di Diomede il suo testamento, redatto il 15 agosto 1571, prima della battaglia di Lepanto. Nel viaggio di ritorno, dopo la grande vittoria, morì a Roma il 3 dicembre 1571 in casa del fratello, fu sepolto a Perugia in San Francesco al Prato. Fulvio, seguì la carriera ecclesiastica e divenne Cardinale, fu uomo illuminato, sensibile cultore di lettere ed arti, si può considerare un vero mecenate che, nel suo Stato, nella corte Cardinalizia e di Governatorato Perugino, promosse le migliori esperienze di importanti autonomie artistiche. Fu promotore, insieme al fratello Ascanio, di importanti opere edilizie, urbane e suburbane, tra cui il restauro del Castello di Pieve del Vescovo, presso Corciano (1571-1580) e, quasi contemporaneamente, la costruzione della Villa del Colle, edificata intorno al 1575, come residenza estiva di grande magnificenza e rispondente al concetto rinascimentale di “luogo di delizie”. Fulvio era solito abitare nei mesi invernali a Roma dove si concluse la sua vita il 2 marzo 1583, gli venne data una sepoltura con sommi onori nella chiesa di San Pietro in Montorio.
La Villa del Colle del Cardinale è situata tra i confini del Chiugi e del Perugino, il colle, di probabile connotazione archeologica, è amenissimo, ricco di acque, di condotti segreti, alto sulla valle che portava sulle vie del mare, verso i domini dei Vitelli e dei Montefeltro, punto centrale di un'ampia circonferenza.
La Villa era luogo di piacevole soggiorno estivo, luogo colto ove ricevere ed interloquire con letterati, studiosi ed artisti, dove raccogliere le esperienze toscane e romane. Resta un particolare ed unico esempio, in Umbria, di villa suburbana, immutata come la dipinse il pittore fiorentino Salvio Savini. Si accede alla Villa tramite un lungo viale in pendenza, al termine del quale si erge imponente la struttura compatta, nella pianta rettangolare, che si sviluppa su tre piani e mezzo fuori terra: piano rialzato, primo piano nobile, secondo piano sottotetto oltre al seminterrato.
All'esterno, sulle direttrici delle diagonali, sorgono quattro costruzioni angolari: il bagno del Cardinale con la biblioteca, l'uccelliera del giardino d'inverno con la selleria, uno studio, un soggiorno per ospiti.
I vani, all'interno, sono caratterizzati da coperture a botte e a padiglione, di superficie assai ampia; un grande corridoio disimpegna, ai piani, due gruppi simmetrici di ambienti, conducendo al vestibolo rettangolare di accesso allo scalone, al torrino, alla scala di servizio. Al piano nobile è situato il magnifico Salone d'Onore, con il soffitto ligneo cassettonato “a sfondamento”, intagliato ed a policromie e dorature che sembra realizzarsi da un'idea progettuale già sperimentata dell'Alessi in San Pietro a Perugia. Sui fianchi si aprono altre camere e salotti che, a volte, recano i segni di aggiunte decorative posteriori (secc. XVIII-XIX), ma tutte armoniosamente inserite, come gli arredi tessili alle pareti, ormai frammentari. Al piano superiore si accede dai vani del mezzanino, adibiti a camere per gli ospiti; il piano rialzato conteneva “ampi vestiboli adorni delle più celebri incisioni, sale di conversazione, da ballo, ed anche, volendo, per un teatrino di campagna” (MS - “Avviso ai Forastieri”, Arch. Oddi Baglioni, 1842). Gli ampi spazi del seminterrato per le cucine, dispense, lavanderie, ecc., permettono l'accesso interno al pozzo e la comunicazione sotterranea agli edifici angolari; una particolare “salle à manger” decorata a trompe l'oeil da Carlo Labruzzi (1747-1817), riferisce di interventi d'uso e di gusto, operati dai successivi proprietari.
Il filo narratore che conduce alla visita, è anche il ricco ciclo pittorico firmato e datato da Salvio Savini nel 1581, un anno dopo quello di Città della Pieve. Pittore “preferito” dalla corte dei Della Corgna, il Savini fa parte della schiera manierista. Malgrado la vastità della superficie trattata, dà inizialmente la sensazione di una compresenza discreta, da scoprire adagio, nelle grafie sottili di fantasmagoriche allusioni simboliche, delle grottesche, nelle citazioni storico-familiari della committenza.
Nel 1645 Fulvio IV della Corgna vendette tutta la proprietà a Cornelio II Oddi, per ventiseimila scudi; nel passaggio la Villa, continua il suo ruolo di luogo di cultura, molto amata, ben frequentata, un po' variata nelle decorazioni e negli arredi, sia all'interno che all'esterno, secondo il volgere del gusto. Si possono ben notare, infatti, i modi del tardo settecento, del neoclassico, nonché i temi cari alla cultura romantica. Il Cavalier Cesaroni facoltoso imprenditore perugino, e penultimo proprietario dal 1891, vi apportò migliorie e restauri, curando molto lo stato conservativo del giardino e del parco; attento alle novità del tempo, il Cesaroni, come già gli Oddi Baglioni, fece eseguire una documentazione fotografica, oggi veramente preziosa, con ampie vedute della Villa, del giardino e del parco. Tutto fu poi acquisito dall'avvocato Luigi Parodi, padre di Anna Parodi Monaco di Lapio ultima proprietaria, che con grandi possibilità e varie conoscenze culturali aprì la Villa alle migliori frequentazioni letterarie del tempo.
La Villa è dotata di un grande parco di circa 13 ettari che la continuità abitativa ha preservato, nel tempo, da una sicura rovina. Negli ultimi vent'anni, comunque, un degrado generale, per mancanza di manutenzione, ha segnato gran parte degli annessi, gli elementi decorativi e di arredo lapideo del giardino e i sotterranei. L'antico impianto cinquecentesco prevedeva un giardino all'italiana, coevo a ma-gnifici esempi romani, sul fianco nord della Villa, ancora leggibile in una mappa del Catasto del geometra Andrea Chiesa del 1727-1734, ed una zona di orti, frutteti, uliveti, atti al fabbisogno.
Con gli Oddi Baglioni si apportarono grandi cambiamenti al parco, tra il 1729 ed il 1795, con un progetto in stile francese di cui si conoscono i disegni originali firmati dal celebre Capitano Adriani e dall'Architetto Giuseppe Alemanni. Ad inizio Ottocento, una parte del parco fu ridisegnata in senso romantico “all'inglese”. Nel 1819 anche l'Imperatore Francesco I e Carlotta di Baviera vi si recarono in visita, e Francesco Ansidei, nel 1835, ne fece un'accurata ed ammirata descrizione nel poemetto “La Villa del Colle”, dedicato alla Contessa Lavinia Oddi Baglioni. Il complesso naturalistico, oltre alla sua straordinaria bellezza ed agli indiscussi pregi storico artistici, ancora oggi, riveste una grande importanza scientifica per la varietà e la ricchezza delle specie botaniche, oggetto di recenti studi a cura della Facoltà di Agraria dell'Università di Perugia.
La Villa del Colle del Cardinale, nel 1996, è stata acquistata dal Demanio dello Stato ai fini della sua tutela e valorizzazione nel territorio, con apertura alla pubblica fruizione.
Testi tratti da: La Villa del Colle del Cardinale “Un luogo di delizie” di Francesca Abbozzo.
Pubblicazione a cura della Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.E. dell'Umbria.
Fotografie: Gabinetto Fotografico Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E.
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Per prenotare delle visite guidate, contattare la Sezione Didattica della Soprintendenza dei beni e delle attività culturali: 075 57.41.415 |
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San Giovanni del Prugneto |
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Tornati sulla strada provinciale SP170, si prosegue in direzione Umbertide e, dopo poco, sulla sinistra, si scorge San Giovanni del Prugneto, raggiungibile girando al bivio indicato.
La chiesa si nota dalla strada sottostante grazie al campanile, con cuspide piramidale, che svetta tra la vegetazione di acacie.
Essa risale al XVIII secolo ed al suo interno si trovano tre interessanti dipinti della fine del XVI secolo, raffiguranti L'ultima cena, San Giorgio e il drago e Il martirio di San Bartolomeo oltre ad un dipinto che ritrae San Giovanni Battista, a cui la chiesa è intitolata.
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Itinerario a piedi |
Dall'abitato di San Giovanni del Pantano, in direzione Pian Di Nese, sulla sinistra, prima del cartello di fine località, si gira in Strada dei Calderoni. Passato il cimitero ha inizio una strada bianca che prosegue per quasi 2 km, poi si giunge ad un bivio, al quale si prende a sinistra per una strada contrassegnata da divieti di accesso e altre segnalazioni, l'accesso a piedi per visitare il sito archeologico è comunque consentito. Da qui si prosegue per circa 750 metri, poi si gira a destra in una strada in salita alquanto dissestata. Da questo punto è consigliabile proseguire solo a piedi. A 5-10 minuti di cammino troviamo una catena, si oltrepassa e si prosegue per altri 2-3 minuti fino a giungere ad un albero, sulla sinistra, con un mucchio di sassi sistemati alla sua base (ometto). In corrispondenza dell'albero, sulla destra, inizia la salita che, dopo 10 minuti circa, ci condurrà alla Tomba del Faggeto che troveremo finalmente segnalata.
Questa tomba etrusca del II secolo a.C. fu scoperta casualmente da un taglialegna nel 1919. La camera sepolcrale è rettangolare e di piccole dimensioni, costruita con blocchi di arenaria. L'entrata presenta un frontoncino triangolare di coronamento e, particolare unico per le tombe del territorio perugino, un lastrone di chiusura, un monolite che ruota grazie a delle sporgenze tronco-coniche che svolgono la funzione di cardini. Scavata nel terreno, circondata ed in qualche modo protetta da una folta vegetazione, essa offre uno spettacolo unico ai nostri occhi, commuovendoci e suscitando in noi la sensazione di esser stati trasportati in un tempo ed un luogo remoti e misteriosi. |
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Castello di Antognolla |
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Tornati a San Giovanni del Pantano, si prosegue in direzione Pierantonio-Umbertide sulla strada SP169 e si torna al tempo presente, ma per poco.
Infatti, quasi subito, sulla sinistra, compare davanti ai nostri occhi lo splendido Castello di Antognolla, di cui non si conosce l'esatta epoca di costruzione. Le prime notizie, che riguardano sia il castello che la famiglia degli Antognolla, risalgono al XII secolo. Il castello fu teatro, tra il 1400 ed il 1500, di complotti, assedi, lotte per la supremazia tra le nobili famiglie perugine.
Data la particolare sicurezza del luogo, fu uno dei rifugi preferiti di fuorusciti perugini, come Giacomo degli Arcipreti che nel 1404 con altri nobili, qui fu assediato dalle truppe perugine per lungo tempo, finché il castellano lo consegnò agli assedianti. Nel 1480 il castello fu preso dai Baglioni, divenuti signori di Perugia, poiché Niccolò di Antognolla si era opposto loro. Bernardino e Ieronimo di Antognolla presero parte all'eccidio dei Baglioni nel 1500: Ieronimo fu decapitato e Berardino fu costretto all'esilio da Perugia, dove poté tornare solo nel 1523. I conti di Antognolla restarono padroni del castello fino al 1605 e dopo non si hanno più loro notizie. Nel 1628 la contea di Antognolla fu acquistata dal conte Cornelio degli Oddi e restò alla sua famiglia, che ne fece un luogo di riposo e villeggiatura, fino agli inizi del 1800, quando passò al marchese Guglielmi di Roma.
La chiesa attuale venne ricostruita sulle mura perimetrali di quella antica e dedicata a Sant'Agata; sotto vi è la cripta, che probabilmente risale al X secolo ed era dedicata a Sant'Ercolano, vescovo e compatrono di Perugia che visse nel VI secolo e che qui fu inizialmente seppellito. Nel 1378 le sue reliquie furono poi traslate a Perugia con una grande processione.
La storia del martirio di Sant'Ercolano
Verso il 547, dopo tre anni di assedio, i Goti di Totila penetrarono nella città di Perugia, grazie al tradimento di un chierico, che informò i nemici sui piani di difesa della città. Il vescovo Ercolano, che aveva resistito eroicamente assieme ai cittadini, fu catturato e, per ordine di Totila, scorticato vivo e decapitato davanti a Porta Marzia. Il suo corpo fu gettato fuori dalle mura della città. Dei fedeli pietosi raccolsero e ricomposero il suo corpo e lo seppellirono insieme a quello di un bambino, trovato nello stesso luogo.
Circa quaranta giorni dopo, i profughi perugini poterono ritornare in città e ricercarono il corpo sepolto del loro vescovo per trasferirlo nella chiesa di San Pietro. Essi trovarono il corpo del bambino in avanzata fase di decomposizione, mentre quello del vescovo era intatto, come fosse appena morto, ma, soprattutto, il capo era unito al corpo, come se non fosse mai stato tagliato, e non c'erano cicatrici sul collo, né segni delle torture e scorticature subite. |
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Castello di Ascagnano |
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Da Antognolla si prosegue lungo la strada provinciale SP169 per 7 km e si giunge a Pierantonio; sulla destra, scorgiamo in cima al colle, il suggestivo Castello di Ascagnano.
Oggi piuttosto degradato e non visitabile per motivi di sicurezza, questo castello è famoso per la storia del grande amore che, nella prima metà dell'Ottocento, legò profondamente la marchesa Marianna Florenzi ed il Re Luigi I di Baviera.
Marianna e il Re
Luigi I di Baviera fu un sovrano particolare: amante delle belle arti e dell'Italia, ebbe svariati amori con donne bellissime, ai ritratti delle quali riservò una sala della sua reggia. Tra queste donne spiccava, per la sua bellezza straordinaria, ma anche per la sua grande intelligenza e la vastissima cultura, Marianna Florenzi di Perugia, che appena diciottenne aveva sposato il marchese Ettore Florenzi.
Re Luigi e Marianna si conobbero una sera a Roma, in occasione di un ballo in Casa Torlonia, dove la Florenzi si era recata con una cugina, senza essere stata invitata, destando in tutti gli invitati curiosità e grande ammirazione. La padrona di casa le fece notare che non gradiva che si fosse presentata senza invito e senza alcun avviso, così Marianna decise di andarsene. Era presente Luigi di Baviera che, secondo il protocollo, avrebbe dovuto aprire le danze con una delle figlie della padrona di casa. Il Re la trattenne, si presentò ed iniziò il ballo con lei. Nacque così un amore forte ed appassionato che durò per ben quarant'anni.
Il Re di Baviera ogni anno veniva in Italia, in Umbria, e viveva con la sua amata nel castello di Ascagnano. Anche la marchesa andò spesso a Monaco e lì fece educare i suoi figli: Ludovico, che divenne paggio della regina, e Carlotta, che, sposata al conte Hund, fu nominata Dama di Palazzo. |
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