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Il Gusto della tradizione |
Le delizie per il nostro palato ci aspettano ad ogni angolo del territorio perugino e sono tutte frutto di una tradizione contadina che, con ingredienti relativamente semplici e poveri, è riuscita a creare delle vere e proprie specialità che non sono affatto povere nel gusto. Cereali, legumi e olio di oliva, infatti, forniscono tutti gli elementi di una dieta completa ed energetica, arricchita poi con la frutta secca, nei dolci, o con la carne, soprattutto di maiale, animale quasi venerato, se si pensa che uno solo contribuiva a sfamare famiglie, di solito molto numerose, per un intero anno.
L'altro protagonista della tavola è il vino: Colli Altotiberini D.O.C. della valle del Tevere, Colli Perugini D.O.C. della zona sud-ovest di Perugia e Colli del Trasimeno D.O.C. della fascia collinare che circonda il Lago Trasimeno, la zona percorsa in questo itinerario, lungo il quale possiamo gustare anche le bellezze storiche ed artistiche che non mancano di deliziare i nostri occhi e il nostro spirito.
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Mugnano |
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Dal quartiere di San Sisto, che si trova a circa 6 km a sud-ovest del centro di Perugia, si procede sulla strada Pievaiola (SR220) per circa 9 km fino al bivio per Mugnano, sulla destra. Dopo poche centinaia di metri, si giunge ad un nuovo bivio: a sinistra si va a Mugnano, a destra a San Martino dei Colli e Poggio delle Corti.
Arrivando al paese di Mugnano, subito troviamo l'indicazione per l'abbazia benedettina e la chiesa dedicata, appunto, a San Benedetto, la cui immagine, sul portone di ingresso, ci ribadisce la regola Ora et Labora. Qui i monaci, alquanto laboriosi, bonificarono le terre circostanti, avvalendosi dell'opera della popolazione che così trovava lavoro, protezione e rifugio nel castello che, proprio a questo scopo, fu costruito nel 1300, periodo in cui abbazia, chiesa e tenuta agricola passarono all'Ordine di Malta, che le gestisce ancora oggi.
Incamminandoci dall'abbazia verso il centro del paese, ci addentriamo nel borgo attraverso deliziosi vicoli con muri dipinti, tra abitazioni in pietra e antiche torri restaurate.
Qui, tra la fine di giugno e i primi di luglio, ha luogo la festa paesana durante la quale è possibile assaggiare i piatti tipici della cucina perugina; la tradizione mugnanese è particolarmente specializzata nell'arte dei dolci.
Il torciglione
Tipica di Mugnano è la ricetta di questo dolce del periodo natalizio, dalla caratteristica forma di serpente attorcigliato su se stesso, con due chicchi di caffè per occhi, un confetto come lingua e due mandorle come improbabili orecchie.
Gli ingredienti dell'impasto sono: mandorle dolci e amare, uova e zucchero. Nel torciglione originale non c'è farina! |
I gelsomini mugnanesi
Richiamano, sia nella forma che nel colore, i fiori del gelsomino. Sono, infatti, delle piccole meringhe, preparate dunque con albume montato a neve e zucchero, con una sorpresa: delle gustose mandorle all'interno. |
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San Martino dei Colli |
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Si torna al bivio precedente e si prosegue verso San Martino dei Colli che dista da Mugnano circa 3 km.
È un borgo semplicemente delizioso, adagiato tra colline di ulivi, molto ben ristrutturato e conservato, con le case in pietra intorno alla piazza antistante la chiesa, dedicata appunto a San Martino, che risale al XIII secolo.
L'undici di novembre, estate di San Martino, qui si svolge una festa paesana in cui è possibile gustare piatti tipici perugini e, soprattutto, le castagne arrostite sul fuoco, accompagnate da un bicchiere di vino rosso o di dolcissimo mosto. |
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Poggio delle Corti |
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Proseguendo da San Martino dei Colli in direzione opposta a Mugnano, dopo circa 2 km si scorge Poggio delle Corti.
Già in lontananza si coglie il fascino di questo piccolo castello, costruito sul finire del XIII secolo ed immerso, come il vicino San Martino, tra distese di uliveti secolari, con tronchi dalle forme contorte e suggestive: un panorama che non può che evocare il profumo ed il sapore dell'olio extravergine di oliva delle colline umbre, considerato tra i migliori in Italia e nel mondo.
L'ulivo, l'olio, la bruschetta
L'ulivo è, sin dai tempi più antichi, considerato una pianta sacra.
Il mito greco di Atena e Poseidone ne sottolinea il grande valore. Esso narra che, quando scoppiò la contesa tra i due per il predominio dell'Attica, Zeus decise che il territorio sarebbe toccato a chi avesse dato agli uomini il dono più importante: Poseidone fece scaturire dalla terra, percossa dal suo tridente, un cavallo ed una sorgente di acqua salata, il mare; Atena, invece, fece crescere sull'acropoli un ulivo e insegnò agli Ateniesi la tecnica per estrarre l'olio. Così ottenne la vittoria.
L'olio d'oliva è infatti una risorsa preziosa. Già gli Etruschi, prima dei Greci, lo utilizzavano non tanto come alimento, ma come unguento e per l'illuminazione.
In seguito se ne scoprirono le virtù antiossidanti ed il suo sapore speciale non ha più abbandonato le tavole mediterranee.
In Umbria, come alimento, continua a conservare la sua sacralità. Dalla potatura, alla fioritura, alla raccolta e spremitura, ogni passo è curato e seguito con passione.
Il modo migliore per assaporare l'olio d'oliva è la bruschetta: fette di pane abbrustolito, sulle quali strofinare dell'aglio e versare un filo di olio nuovo.
Una merenda, tipica della tradizione contadina, incredibilmente semplice eppure ineguagliabile. |
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Montepetriolo |
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Si riprende la strada Pievaiola (SR220) in direzione Tavernelle e Città della Pieve, quindi sulla sinistra, dopo circa 5 km, si gira per Montepetriolo.
È un tipico borgo murato che conserva ancora le caratteristiche dell'epoca medievale: quasi tutte le case dell'antico castello sono in pietra calcarea, con inclusioni di cotto e di ciottoli di fiume; alcune strade interne sono rimaste opportunamente lastricate e la porta, che era l'unico ingresso al castello, conserva la struttura e lo stile originari.
Ogni anno, tra le suggestive strade di Montepetriolo, ha luogo la sagra “C'era una volta …” che offre un'ottima cucina di piatti tipici umbri, tra i quali diverse specialità al tartufo.
Solitamente la sagra si svolge nel mese di agosto, per festeggiare San Lorenzo, protettore del paese insieme a Santo Stefano; le due chiese parrocchiali a loro intitolate si trovano una fuori ed una dentro la cerchia muraria.
Lungo la strada per arrivare al paese, come su altre strade attorno alla zona del lago Trasimeno, è possibile assaggiare uno dei piatti più tipici della zona: la torta al testo.
La torta al testo
Il testo perugino è un disco che può essere realizzato in cemento, terracotta o ghisa, che si mette a scaldare direttamente sul fuoco; si gira quando è ben caldo per poterci cuocere la famosa torta.
L'impasto è molto semplice, a base di acqua e farina, alle quali si aggiunge dell'olio d'oliva, un pizzico di sale e di bicarbonato. Oggi molti arricchiscono l'impasto della torta con del parmigiano o del pecorino.
La torta al testo è probabilmente il piatto più rappresentativo della cucina perugina; essa veniva preparata dalle famiglie contadine al posto del pane, che era a volte considerato un lusso.
La torta, una volta cotta, può essere farcita con vari ripieni: i più tipici sono il prosciutto crudo, le salsicce di maiale cotte alla griglia, della verdura cotta, come spinaci o erbe di campo, ma anche formaggio con rucola. |
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Fontignano |
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Tornando verso Perugia sulla strada Pievaiola(SR220), troviamo, sulla sinistra, il bivio per Fontignano.
Fontignano si trova alle pendici di una collina sulla quale si innalzano le torri e le mura diroccate del castello medioevale. Già dalla via Pievaiola si nota il campanile, molto particolare, sottile, in cotto, con la cuspide arrotondata, della chiesa parrocchiale, dedicata a San Leonardo.
Lungo la strada, poco distante dalla parrocchia, si trova la piccola chiesa del-l'Annunziata che deve la sua fama al Perugino che qui fu chiamato a lavorare.
Anche a Fontignano continua la tradizione culinaria dei piatti tipici della tradizione contadina del territorio di Perugia. In particolare, qui si può gustare la 'mbrecciata fontignanese, un primo piatto nutriente e proteico a base di cereali e legumi, le invitanti e deliziose cipolle fritte e il torcolo di Fontignano, una deliziosa ciambella con canditi.
Il Perugino
Del Divin Pittore, nella chiesetta dell'Annunziata, è conservato un affresco raffigurante La Vergine col Bambino, che presenta i caratteri tipici dei suoi dipinti: i lineamenti dolci, lo sguardo non rivolto all'osservatore, il panorama delle colline umbre sullo sfondo. La parte inferiore, che col tempo si era deteriorata, è stata restaurata, conferendo ai piedi della Madonna una posizione innaturale. Sul dipinto è inciso il nome dell'offerente e la data di realizzazione: Agniolus Toni Angeli Fecit Fieri MDXXII.
L'altro affresco che il Perugino realizzò in questa chiesa si trovava sulla tribuna dell'altare maggiore, ma nel 1843 i Padri Paolotti di Santo Spirito lo vendettero ad un inglese che, alla sua morte, lo lasciò alla National Gallery di Londra; oggi è conservato sempre a Londra al Victoria and Albert Museum.
Di questo affresco, largo 7 metri, nella chiesetta sono presenti due copie di formato ridotto, suddivise in tre parti come l'originale al momento in cui fu staccato e venduto. Vi è raffigurata una Natività e Adorazione dei Pastori. Grazie alle copie possiamo osservare, come nella Vergine col Bambino, le caratteristiche dei volti e del paesaggio, nonché constatare la tecnica usata dal Perugino per dipingere i personaggi. Egli era solito fare un disegno dei tratti principali della figura su una sorta di cartone, forava i contorni del disegno, appoggiava il cartone sulla tavola e faceva passare, attraverso i fori, del carboncino.
Questa metodologia gli permetteva di riutilizzare in diverse opere gli stessi cartoni o, come in questa natività, la stesse figure ruotate, o parti di esse. Poteva così realizzare molti lavori in tempi brevi.
La Natività rimase incompiuta e fu poi terminata probabilmente dai suoi allievi. Infatti, nel 1523, mentre vi lavorava, il Perugino morì di peste ed il suo corpo, per evitare il contagio, fu seppellito distante dal centro abitato. In seguito i suoi resti vennero riportati all'interno del borgo, ma se ne perse traccia poiché, non essendo credente, nessuna croce o simbolo religioso fu posto sulla sua tomba.
All'inizio del Novecento, nel corso di un restauro della chiesa dell'Annunziata, scavando nel terreno circostante, vennero trovate delle ossa. L'analisi chimica ed il confronto, con notizie e descrizioni dell'aspetto fisico del Perugino, confermò agli studiosi che si trattava delle ossa dell'artista. Dopo una sistemazione precaria, nel 1940 fu inaugurata la tomba in marmo, sormontata da una lapide, che si trova all'interno della chiesa. |
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Per visitare la chiesa dell'Annunziata telefonare al 340 3720086.
Sulla porta della chiesa sono presenti anche altri recapiti telefonici. |
Il torcolo di Fontignano
La Festa del Torcolo ha luogo ogni anno a Fontignano la seconda domenica di Quaresima. In passato era una festa molto sentita poiché riuniva, oltre ai paesani, anche gli abitanti delle campagne e dei paesi limitrofi, attratti dalle cerimonie religiose, ma anche dalle bancarelle del mercato nella piazza principale. Per i fontignanesi, era l'occasione per annunciare al paese il fidanzamento ufficiale tra due giovani. La grandezza del torcolo e la ricchezza degli ingredienti simboleggiavano l'agiatezza sociale della famiglia. La futura suocera offriva il dolce alla futura nuora con le parole rituali “non è di paglia ma di candito per la Maria che ha trovato marito”; poi, con il torcolo infilato al braccio, i due giovani fidanzati facevano il giro del paese. Le ragazze non fidanzate erano, invece, oggetto di scherno: la notte prima della Festa, alcuni giovani salivano sopra i tetti delle loro case ed infilavano un torcolo di paglia dentro al comignolo. Queste usanze si sono protratte almeno fino ai primi anni Sessanta.
La ricetta del torcolo non era di dominio pubblico e i vari segreti della lavorazione si tramandavano solo all'interno delle famiglie, tra le quali c'era una sorta di gara per preparare il torcolo migliore. |
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